lunedì 18 novembre 2013

"Ritratto di signora" (23)


Questo mese la parola va a Clara :)
Potete leggere questo articolo anche sui blog: Miki in the PinklandStasera cucino ioBooks LandThe Pauper Fashionist.

Questa è una storia che fa brutto.
Anzi, non brutto, proprio brutto brutto, eh.
Sedetevi, prego.
Siamo negli anni 50, ma non quelli in cui si cotonavano i capelli e si metteva l'eyeliner.
No, nemmeno quelli in cui si andava in giro col decolletè in bella vista, anche se questo racconto è ambientato in un paese dove faceva un caldo bboia e quindi per forza che tutte uscivano con la mercanzia al vento.
Dai, indovinate dove siamo.
Chi ha detto Canicattì? No, sbagliato.
Manco Rio de Janeiro, no.
Amici, romani, concittadini: siamo in Egitto. E tra un po' capirete perchè c'ho inserito quel “romani”.
Dunque, Egitto. Non c'erano I cammellieri che cercavano di scroccare soldi ai turisti giapponesi davanti alle Piramidi, non c'erano I venditori di stampe su finta pergamena made in China, non c'erano gli hotel a cinque stelle in cui comunque è meglio non mangiare polpette perchè si sa che che non si è mai sicuri di quello che ci mettono dentro 'sti benedetti cosi (che magari va a finire come quando ti prendi quelle dell'Ikea e scopri di esserti pappato il cavallo preferito di Moira Orfei)...però c'era il Nilo, e c'erano le casettine belline di fango, e c'era tanto, tanto scazzo nell'aria. E perchè mai, direte voi, 'sti egiziani c'avevano da stare imbronciati?
C'avete ragione mortacci loro, io sono qua in mezzo alle risaie e alla nebbia e loro lì beati e hanno pure il coraggio di stare sversi, hanno.
Eh, amici, il fatto è che brutte cose brutte assai si prospettavano per il paese: sul trono sedeva Tolomeo XIII, detto “u strunz”.
Tolomeo era più viscido di una lumaca, anche se sicuro sicurissimo lui manco sapeva cosa fossero le lumache, perchè se una lumaca diceva alla sua famiglia “Cia' regà, me ne vado in vacanza in Egitto” dopo due minuti in spiaggia sotto il sole diventava più secca e grinzosa di un hamburger del Mc Donald's.
Dicevamo, il nostro Tolomeo aveva, a quel tempo, dato ospitalità a Pompeo, triumviro romano, nemico ed ex socio del celebre Cesare e fondatore della famosa compagnia calzaturiera “Pompea no stress”.
Gli affari di recente non erano andati molto bene, e così Pompeo aveva deciso di dare una bella lezione a Cesare a Farsalo, così quel burino avrebbe capito quale terribile sbaglio aveva commesso a non voler mettere in commercio le calze-per-i-vegani-calde-come-quelle-di-lana-ma-non-di-lana.
Oh sì, avrebbe pagato quell'errore col sangue.
Peccato che Pom, vuoi per il troppo stress, vuoi per i troppi Mc Bacon che si era magnato mentre guardava gli spettacoli al Colosseo, venne miseramente sconfitto in quel triste giorno del 48 e corse a chiedere asilo in Egitto.
“Oh, caro, caro Pompeo – disse Tolomeo – ma certo che ti offrirò la mia protezione! Aspetta, aspetta, è una svendita di calze all'ingrosso quella che vedo là dietro??”
Manco il tempo di girarsi e il nostro amico era già stato decapitato. Più senza testa di Maria Antonietta e più sfigato di Paperino, un minuto il romanaccio stava a provarsi autoreggenti e quello dopo puf!, sparito.
Tolomeo, gonfio di orgoglio, era già tutto ringalluzzito al pensiero di presentare la testa a Cesare su un piatto d'argento, sicuro di ingraziarselo.
Peccato che il buon Cesare non apprezzò per nulla quel gesto e lo trovò immensamente scortese, perchè ok che ogni paese ha le sue tradizioni, ma non è buona educazione tagliare la testa agli ospiti, e su questo non ci piove.
Quando l'egiziano gli portò il capo dell'ex triumviro, il generale romano mise in pausa la partita Lazio-Juve su Skype e, ci tramandano le fonti, pronunciò tali parole: “Ah Tolomè, io uno più burino di te non l'ho mai visto! Nun se fa così, ecco, provace n'antra vota e te spiezzo in due. Mo famo 'na cosa, io governo l'Egitto, tu te ne stai buono e muto sul trono e non rompi er BIIIIP e tutti semo felici. Ah, e domani voglio vedere te e tua sorella Cleopatra qua nel mio palazzo. Ora vattinne che c'è il servizio della D'Urso su Totti e la Blasi e Scianel, sciò”.
Alt! Fermi tutti! Se vi state chiedendo:
)   1)  Ma che sta a dire questa? 
    2) Ma si droga?
      3) Non dovevamo parlare di signore, signorine e compagnia bella?
Nell'ordine vi posso rispondere:
1)      Era un preambolo, e fatevi una bella iniezione di pazienza, cheddiamine. 
2)      No. O forse mi drogo troppo per ricordarmi che mi drogo.
3)      Ecco, ora comincia la nostra storia.  
 
Cleopatra è, come si suol dire a Oxford, una bella gnocca. E' giovane, minuta e affascinante. 
Sa che il fratello ha già provato a spezzarle le corna e lo farebbe volentieri di nuovo, perchè Tolomeo è appunto più viscido della lumaca detta sopra, e quindi la nostra amica ha bisogno di un alleato potente.
Deve fare un'entrata strafighissima a palazzo che gli permetta di impressionare Cesare ma anche di evitare che il fratello la sgami mentre è nella reggia.
E dunque? E mo? E che famo? Vabbè, che domande: quello che ogni donna farebbe, avvolgersi in un un tappeto e farsi recapitare nella stanza del romano de Roma!
Immaginatevi la Cleo che esce come una colomba dal cilindro, vestita di lino bianco, ingioiellata, coi capelli corvini lucidi...come faceva Cesare a non prestarle attenzione? Sicuramente gli si saranno drizzate le...antenne.
E niente, per farla breve i due si innamorano, sconfissero Tolomeo, fecero un pupo (Cesarione) e un viaggio a Roma. Ah sì, e Cleo sposò l'altro suo fratello Tolomeo XIV, ma tanto lui nessuno se lo fila mai.
I piccioncini stettero nell'Urbe per due anni, e Cleopatra fu ovviamente chiacchierata e guardata con sospetto, un po' come un'anziana guarda male ogni ipotetico scippatore sul bus o come Bossi guarda gli stranieri.
Passò un giorno, ne passò un altro, poi a marzo del 44...zac, Cesare venne pugnalato alle spalle.
Letteralmente, eh.
La nostra eroina tornò in Egitto ma non si perse d'animo: sapete come si suol dire, “morto l'uomo più potente del mondo, te ne sposi un altro”, e stavolta fu il turno di Antonio.
Antonio, Marco Antonio, con licenza di uccidere.
Di nuovo, un colpo di fulmine: doveva essere un incontro politico, finì in...ehm, censuriamo di nuovo. La regina arrivò a Tarso su una barcazza profumosa di fiori, piena di belle tipe e cibo da paura.
“Mazza oh – dissero tutti quelli che videro il vascello – 'sta regina d'Egitto ci sta dentro”.
“Mazza oh – disse Antonio quando la vide – 'sta qua due bottarelle...”.
“Mazza oh – disse Cleopatra – 'sto Antonio stai a vedere come me lo spenno”.
Complice del buon vino e tanta di quella carne che la metà sarebbe bastata per sfamare il Biafra, i due si chiusero sottocoperta e buonanotte al secchio.
Il giorno dopo la bella Cleo tornava ad Alessandria d'Egitto con Antonio sotto un braccio e tre test di gravidanza positivi sotto l'altro.
Altro che “16 and pregnant”.
Però...però, però però.
C'è un però.
Antonio in realtà avrebbe dovuto farsela con Ottavia, sorella di Ottaviano (viva l'originalità onomastica). Ottaviano era potente mica da ridere. Ottaviano si era incazzato perchè “va' 'sta egiziana qua, manco porta I pantaloni e detta legge, non ci sono più le stagioni di una volta e pure il kebab non lo trovi più a 3.00 euri a Torpignattara”.
Ottaviano dunque si alzò un giorno e disse: “Ambrogio, ho voglia di qualcosa di buono. Portami un Ferrero Rocher e l'Egitto”.
Pam, detto fatto: il fedele Ambrogio comprò direttamente la Ferrero e un bel po' di navi, che nel 31 fecero un mazzo tanto alla flotta di Antonio ad Azio ('sti azzi...).
La coppia si barricò ad Alessandria: lui si suicidò, Cesarione fu ucciso, gli altri figli portati a Roma.
Cleopatra si rinchiuse nel mausoleo dei Tolomei e si fece mordere da un aspide facendo vedere a tutti che era una donna, sì, ma c'aveva le palle quadre.

La Cleopatra era una cazzuta, e questo è il mio Ritratto. 
Clara
Al prossimo mese,
Franci, Monica, Miki, Fede e Clara

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