lunedì 5 marzo 2012

"Ritratto di Signora #6"

Buongiorno :)
Sono molto contenta, perché da oggi mi aggiungo anch'io tra i partecipanti alla rubrica mensile realizzata da MonicaMiki, in collaborazione con MicheleSofiaFedericaClara.


La rubrica nasce dall'indignazione per Questa pubblicità, per cui è stato deciso di inventare "Ritratto di Signora" per far conoscere a tutte voi chi sono le vere donne da prendere ad esempio!!


Se anche voi la pensate come noi, diffondete il più possibile questo messaggio! Questa mattina vi lasciamo con l'articolo di Davide, marito di Monica.
Potrete leggere l'articolo anche sui blog: Books LandMiki in the PinkLandMr. Ink: Diario di una dipendenzaCinesofi, Stasera cucino ioThe Pauper fashionist. Buona lettura :)
È con infinita soddisfazione e profondo rispetto che mi accingo a lasciare la mia impronta elettronica sulla rubrica RITRATTO DI SIGNORA .

Devo ringraziare le due creatrici (Monica e Miki ) e gli altri bloggers Francesca, Sofia, Federica, Michele e Clara, a loro affiliate, per lo spazio che mi hanno concesso.

Penso che questa rubrica sia “dovuta” alla figura di quelle donne che con lode sono riuscite ad emanciparsi dallo stereotipo propostoci dai media e dal mondo che ci circonda.

Dopo questo preambolo mi preme, prima di svelarvi il nome della donna da me scelto come icona per questo articolo, darvi alcune nozioni sul luogo geografico dove si sono svolti i fatti da me presi in oggetto.

L’Africa : il continente che si ritiene sia stato la “culla” della civiltà.
Da sempre, e da tutte le popolazioni non indigene che si sono avvicinate ad essa nel corso dei secoli, questo continente è stato sfruttato e depredato delle sue ricchezze; basti pensare alla tratta degli schiavi fino ad arrivare al colonialismo.

La storia del corno d’Africa non si discosta da questa triste trama d’ingiustizia e crudeltà.
Sul finire dell’ottocento e dopo il ritiro dell’Egitto, il territorio venne suddiviso, grazie ad accordi diplomatici, tra Inghilterra Francia ed Italia.
Le mire espansionistiche italiane ebbero il loro effimero culmine nell’estate del 1940, quando le truppe fasciste occuparono la Somalia britannica, che annessa alla Somalia italiana riunirono, anche se per pochi mesi, le popolazioni somale sotto un'unica bandiera.
Tutti conosciamo l’esito della seconda guerra mondiale .
Nel 1949 l’ONU diede in amministrazione fiduciaria la ex Somalia italiana al governo italiano, con il compito di accompagnare la ex colonia all’indipendenza, che giunse nel 1960 quando la Somalia italiana si unì alla Somalia britannica dando origine alla Repubblica Somala.
Dal 1960 al 1969 ci fu la guerra con l’Etiopia che vide la Repubblica somala rivendicare quei territori abitati da somali, ma che con la  suddivisione operata nel 1880 dagli inglesi erano stati annessi all’Etiopia.
Nel 1969 la breve vita della repubblica somala finì a causa di un colpo di stato militare che portò al potere il generale Siad Barre.
Si formarono nel paese movimenti di guerriglia ostili al potere auto-costituito che diedero origine ad una sanguinosa guerra civile.
Resta inteso, per inciso che per fare e sostenere delle guerre occorrono molti armamenti ma soprattutto tantissimi soldi.
Queste situazioni di instabilità favoriscono tutte quelle organizzazioni strutturate che si occupano di tali articoli.
Nel 1991 Siad Barre vine estromesso dal potere ed il paese precipita nell’anarchia più totale dove ogni gruppo tribale, se ne contano più di 25, cerca con la forza di portare al potere  il proprio comandante.
A tali leader viene dato il nome di signori della guerra.
La crisi che ne consegue, accresciuta anche da una carestia senza precedenti, assume sempre più i caratteri della tragedia umanitaria.
Vista la drammatica situazione l’ONU con una risoluzione datata 24 aprile 1992 approva la creazione di una forza multinazionale di pace denominata UNISOM. L’operazione che ha come finalità primaria ripristinare l’ordine ed avviare un processo di pace che assicuri l’instaurazione di un legittimo governo viene chiamata RESTOR HOPE.
Il teatro degli scontri più cruenti è la capitale dello stato: Mogadiscio. La situazione in città è molto complicata, il potere viene conteso da due fazioni da una parte MOHAMMED AIDID proclamatosi signore di Mogadiscio sud e dall’altra ALI MAHDI Mogadiscio nord .
La città è divisa così in due parti in conflitto tra di loro. Al momento dell’arrivo delle forze di pace viene istituita una fascia di terra detta Green line larga circa 2km che serve per portare gli aiuti umanitari alla popolazione.
Il 9 dicembre 1992 ha inizio l’intervento congiunto America/Nato ,è scritto in questo ordine perché le regole e i rapporti di forza che regolano questo binomio hanno generato da subito perplessità in merito al comando dell’operazione.
È su questo dilemma mai completamente risolto che naufraga l’intera operazione RESTORE HOPE che si conclude con il ritiro del contingente di pace alla fine di marzo 1994.
Una delle concause dell’insuccesso è l’eccezionale smacco subito dalle forze americane nella battaglia di Mogadiscio(3 ottobre 1993) , nella quale in 15 ore di furibondi scontri gli americani subiscono ingenti perdite umane. Tali drammatici eventi sono raccontati in perfetta cronologica successione nel film prodotto dalla Jerry Bruckeimer films dal titolo BLACK HAWK DOWN.
Nei sei mesi successivi si completa il progressivo ritiro sopra citato. Anche l’Italia partecipa all’interno del contingente di pace, ad essa furono assegnati avanposti meno “caldi”e compiti di polizia ordinaria .

In questo scenario di guerra e devastazione si perpetua la tragedia/omicidio della giornalista ILARIA ALPI.

Ilaria nasce il 24/05/1961, si laurea in lingue e letteratura straniere  all’università “La Sapienza” di Roma, frequenta corsi di lingua/cultura araba.
Si trasferisce al Cairo per approfondire la sua cultura araba, intanto collabora con il giornale Paese sera.
Un aneddoto su un reportage assegnatole mi aiuta a farvi capire che tipo di giornalista potesse essere.
Il reportage in questione era sui “fratelli musulmani” ala moderata del più ampio movimento islamico fondamentalista.
Chiaramente tale movimento non era gradito al governo egiziano.
Ilaria aveva appuntamento ad Asiut, città roccaforte dei fratelli musulmani ,con il leader del movimento Usama Rushdi.
Appena scesa dal treno, la polizia le impedì di effettuare la sua intervista confinandola in una camera d’albergo dato che di treni per il Cairo non ce n’erano più.
Lei fece in modo d’incontrare il leader studentesco all’interno dell’albergo in cui si trovava,compiendo così il compito che le era stato affidato.
Al mattino dovette nascondersi il servizio negli indumenti indossati per non farlo trovare alla polizia.
Questo evento aggiunto ai risultati delle ricerche da me condotte su questa giornalista mi hanno portato alla conclusione che Ilaria fosse una “tosta”,una donna molto caparbia.
La sua integrità morale era ed è stata un arma a doppio taglio. Ilaria cercava la verità non per approfittarsene ma perché lei credeva che fosse un’imprescindibile bene comune dell’umanità.
Ilaria torna in Somalia l’11 Marzo 1994, era la settima volta che tornava a Mogadiscio.
Insieme a lei Miran Horovatin cineoperatore del TG3, i due stavano conducendo indagini su di una pista molto precisa. 

Ilaria era stata condotta  in questo senso da un informatore, un sottufficiale del SISMI (servizio segreto italiano), morto in Somalia  nel novembre del 1993 in circostanze misteriose.
L’informatore le aveva mostrato dei documenti , come riportato in un intervista di un altro agente del SISMI, che sottintendevano l’esistenza di un traffico illecito di armi, rifiuti tossici e anche radioattivi.
Secondo l’informatore in tale traffico erano coinvolti politici, aziende italiane ed estere che hanno utilizzato il suolo Somalo come un immensa discarica e in cambio hanno “donato” armi alle popolazioni in conflitto.
Un’altra prova del fatto che Ilaria stesse seguendo questa direttrice per le sue indagini è il foglio di block notes, trovato nella sua scrivania in redazione a Roma, sul quale era annotato di suo pugno la frase: Che fine ha fatto l’ingente mole di denaro della cooperazione italiana?
La giornalista aveva preventivamente pianificato dall’Italia il suo ultimo viaggio.
Per il giorno 16 Marzo in agenda c’era la partenza per Bosaso, un porto situato 1200 Km a nord di Mogadiscio.
Qui Ilaria doveva intervistare il “Sultano” di Bosaso.
La visione di questa intervista risulta molto eloquente per capire il nesso logico seguito dalla giornalista.
Ilaria infatti pone al sultano domande molto precise sull’asse Italia –Somalia- Italia, il sultano parla di un ipotetica azienda bresciana che,sue testuali parole , avrebbe dei lacchè a disposizione in tutto il mondo.
Parla anche della “cooperazione italiana” che avrebbe donato ad una azienda somalo-italica una flotta di pescherecci che di tanto in tanto sbagliano rotta risalendo il mar rosso fino al mediterraneo e da qui sulle coste italiane per imbarcare carichi indefiniti e far poi ritorno in Somalia.
Il sultano durante il “girato” a noi pervenuto si astiene da far nomi ma osservando bene i movimenti durante le varie fasi dell’intervista ci sono degli scatti come se ci fossero state delle interruzioni. Quasi a pensare che il sultano abbia voluto fare delle dichiarazioni a camera spenta.
Con il sultano Ilaria parla anche di una strada costruita dagli italiani ,la Garoe- Bosaso, lunga 140 Km e che sarebbe servita a nascondere e sotterrare rifiuti tossici. 

Video  tratto dal film "Il più crudele dei giorni" dove Giovanna Mezzogiorno interpreta Ilaria



La giornalista rientra a Mogadiscio il 20 marzo insieme al suo cameraman con il destino già segnato. Si era spinta troppo oltre e forse documentato cose da tenere segrete.

Probabilmente la sua fine è stata decisa a migliaia di Km da dove si è compiuta.

Alle 15,30 del 20 marzo 1994 l’edizione straordinaria del tg3 comunicava a noi tutti la morte di Ilaria e Miran.Sono stati giustiziati in un agguato davanti all’hotel Hamana recitava l’affranto collega dei due.

Da allora sono passati 18 anni ma la giustizia non ha avuto ragione di tutte quelle forze che si sono scagliate contro i due giornalisti colpevoli purtroppo di aver fatto fin troppo bene il loro mestiere.

Io penso due cose : la prima, come nel caso di Ustica dove le implicazioni a mio avviso sono sia civili che militari,  alla verità processuale non si arriverà mai .

La seconda, che la prematura scomparsa di Ilaria ha privato noi tutti cittadini italiani di una professionista seria e capace , chissà quali altre trame avrebbe potuto scoprire con la determinazione che la contraddistingueva.

Se io fossi un neo giornalista userei la figura professionale di Ilaria come esempio da raggiungere,in ultima analisi la prenderei come esempio per darmi la forza di superare le prove che inevitabilmente il mio futuro mestiere mi proporrebbe.

Per finire propongo a tutti coloro che abbiano avuto la costanza di seguirmi fino a questo punto di elevarsi ad un gradino superiore indicendo per il giorno 20 MARZO 2012 ore 13,30 anniversario della scomparsa dei due giornalisti una sorta di FLASH MOB INTELLETTUALE . Un minuto di raccoglimento che serva a creare una coscienza comune capace di farci unire, perché noi singolarmente siamo solo piccole gocce ma uniti possiamo diventare un onda che crescendo sempre più può spazzare via ogni cosa.
In memoria di Ilaria e Miran.

Le fonti da cui ho attinto le informazioni per scrivere il mio articolo sono reperibili da chiunque volesse documentarsi on-line ai seguenti siti:
RAI LA STORIA SIAMO NOI
WIKIPEDIA
Inoltre si può leggere il libro di Maurizio Torrealta “L’ESECUZIONE” che fornirà gli strumenti utili per capire movente e mandatari del duplice omicidio.

Grazie a tutti per l'attenzione e grazie a Davide per avermi e per averci fatto conoscere questa grande donna.
Al prossimo mese!!!!
Monica, Miki, Francesca, Sofia, Federica, Michele e Clara.

 

6 commenti:

  1. Franci grazie mille per esserti unita a noi! Siamo felicissime!!!

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  2. Grazie a voi per avermi voluta in questa bella rubrica :)

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  3. Benvenuta a bordo!!! E' un piacere averti tra noi...

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  4. Grazie Miki :) Piacere mio.

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